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Il profilo dell’uomo d’affari

Il Sud Africa è definita la “Nazione Arcobaleno”, una moltitudine di culture con 11 lingue ufficiali, ma l’ambiente d’affari, sebbene composito, non è così multiforme come il Paese. L’inglese resta la lingua del business e quella conosciuta da tutti.

Negli ultimi anni, ai soliti manager di origine europea, si è inserito nei quadri dirigenziali di molte aziende un nuovo gruppo di professionisti di colore (questa parte della popolazione costituisce quasi l’80% degli abitanti).

Il ruolo delle donne

Nel passato le donne hanno svolto un ruolo minimale nel mondo degli affari sudafricano. Oggi la presenza femminile a livello dirigenziale è ancora bassa e sono ancora diffuse modalità di interazione che prevedono un ruolo subalterno delle donne. In particolare viene ritenuto sconveniente che in un incontro d’affari una donna interrompa un uomo oppure gli “parli sopra”.

Modalità di comunicazione e relazione

La principale attenzione nella comunicazione con i nostri interlocutori sudafricani consiste nell’identificare il gruppo etnico di appartenenza, in quanto la comunità di origine europea non corrisponde a un’unica etnia e storicamente i diversi gruppi che la compongono si sono anche scontrati. Per capire se la persona con cui facciamo affari discenda da inglesi oppure da olandesi e tedeschi ci aiuterà naturalmente il cognome e l’accento. L’inglese di questi ultimi assomiglia all’inglese parlato da un tedesco: vi occorrerà qualche giorno per “farci l’orecchio”. È parlato a una discreta velocità che può mettere in difficoltà chi non ha una certa competenza linguistica. L’inglese dei sudafricani comprende molti prestiti dall’afrikaans e la pronuncia della “g” è più dura e gutturale dell’inglese standard, come una “ch”. Comunemente “yes” viene sostituito da “yaa”. In generale i sudafricani sono dei comunicatori diretti, il “warming up” negli incontri è previsto, ma breve. Basterà una stretta di mano accompagnata da un sorriso e qualche minuto dedicato a temi come famiglia o sport. Il rugby ha un particolare significato nella storia del Paese, essendo stato utilizzato come terreno di dialogo e riconciliazione razziale. Si può quindi parlare di rugby, preparandosi a qualche sorriso sui risultati della nostra nazionale. Anche sul luogo di lavoro l’ambiente è solitamente informale, la maggior parte dei manager ha studiato in contesti con riferimenti britannici e anche una certa dose di humor è accettata.

La puntualità e la gestione del tempo

Gli orari di incontri e riunioni vengono rispettati con precisione, tenetevi un certo margine di tempo a causa delle misure di sicurezza necessarie in tutto il Paese e che impediscono praticamente di muoversi a piedi. Molto spesso i vostri interlocutori si offriranno di prendersi cura dei vostri spostamenti e mettervi a disposizione un autista (ricordate che in Sud Africa la guida è a sinistra!).

Un’agenda con l’ordine del giorno della riunione è molto gradita, anche se rimane flessibilità nell’organizzazione degli argomenti. Se esponete un caso o un’attività, fornitevi di tabelle e grafici, farete una buonissima impressione sui vostri interlocutori.

Il rapporto lavoro/tempo libero

Il clima favorevole per tutto l’anno sulla costa favorisce lo sport e la vita all’aria aperta, adattati, però, alla necessità di rispettare le misure di sicurezza: facilmente verrete invitati a casa dei vostri interlocutori d’affari, all’interno di zone protette e sorvegliate da guardie private.

Non è raro che nelle aziende sudafricane si lavori fuori orario oppure durante il weekend, in particolare a Johannesburg, la capitale economica (tra Johannesburg e Città del Capo c’è un rapporto simile a quello tra Milano e Roma).

Gaffe da evitare

Non pensate che una persona che ha un autista fisso sia per forza un VIP o un miliardario: in Sud Africa la criminalità comune, soprattutto in alcune aree urbane, è molto diffusa e per muoversi in maniera sicura una persona dedicata è la soluzione migliore.

Se vi chiedono di fare qualcosa, come mandare un’email o un’offerta “just now” non offendetevi, non significa “adesso” ma suona come “asap”, “appena possibile”.

Quando parlate non utilizzate il termine “Africa” come un tutt’uno, evitate le generalizzazioni come “economia dell’Africa”, oppure “opportunità in Africa”.

Luoghi comuni e stereotipi

Afrikaner e Boeri non sono esattamente sinonimi. Afrikaner sono tutti i madrelingua afrikaans (una evoluzione del neerlandese). Boeri si possono definire i discendenti dei “trekboer”, migranti di origine nordeuropea che addirittura combatterono contro l’Impero Britannico durante la Guerra d’Indipendenza Boera. A questi gruppi si aggiungono i discendenti dei coloni britannici.

Il Sud Africa non è solo il paese dei diamanti, negli anni di isolamento dall’economia internazionale l’economia ha sviluppato più settori.

Organizzazione del sistema sociale

Il Sud Africa, “the rainbow nation”, è uno dei paesi più multiculturali del mondo. Il paese ha vissuto una storia turbolenta, ha superato da poco la fine dell’apartheid, ma tutt’oggi restano delle divisioni tra le varie etnie, in particolare tra comunità bianca e nera. Il sogno di Mandela di creare un’unica nazione con un popolo unito e solidale è ancora lontano dal compimento; restano grandi divari tra i vari gruppi, influenzati anche dalla struttura tribale delle etnie indigene.

Nella società tradizionale africana, la tribù è la comunità più importante in quanto è l’equivalente di una nazione; la famiglia comprende sia quella nucleare sia quella allargata. Sul valore delle famiglia influisce l’eredità culturale: gli abitanti di origine europea, sono più legati al modello di famiglia europeo, più ristretto.

La distribuzione geografica delle persone è frutto del periodo dell’apartheid. Nelle zone rurali vivono gli afrikaner, di origine calvinista, che sono per lo più proprietari terrieri. A Johannesburg è presente un gruppo consistente di autoctoni, che compongono la classe media della società. Nelle altre grandi città, inclusa Cape Town, come anche nelle zone rurali, esistono ancora le township, zone povere e segregate dove prevale la disoccupazione.

Benché i discendenti dei coloni rappresentino solo circa il 10% della popolazione sudafricana, occupano ancora la maggior parte delle posizioni di spicco della società e detengono gran parte delle attività economiche.

 

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