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Il profilo dell’uomo d’affari

Il manager giapponese è diverso dalla tipologia classica occidentale; generalmente vive molto lontano dal posto di lavoro e trascorre molto tempo sui mezzi pubblici, molto sviluppati e efficienti in Giappone. Dedica al lavoro la maggior parte della sua giornata, talvolta anche 12 o 13 ore al giorno. Solitamente ha compiuto studi mirati per il suo ruolo, sia in patria sia all’estero, riesce ad accedere a posizioni prestigiose molto prima rispetto ai colleghi europei, ma si trova immerso spesso in ambienti gerontocratici.

Pur essendo aperto alle novità e alla modernizzazione, resta legato alla cultura del proprio paese, di cui osserva le tradizioni e le usanze, portando molto rispetto verso le persone più anziane o con uno status superiore al proprio. Sostiene lo spirito di gruppo sia dentro sia fuori l’ambito lavorativo. È solito passare alcune ore a rilassarsi, bevendo e fumando con i colleghi in qualche locale, prima di tornare a casa.

Il ruolo delle donne

Il Giappone è una delle potenze economiche dell’Asia e dell’Estremo Oriente, se non del mondo; pur essendo tecnologicamente avanzato e politicamente democratico, risulta ancora arretrato per quanto riguarda l’occupazione femminile. Famoso in tutto il mondo è lo “sciopero del tè”, quando impiegate e dirigenti giapponesi si rifiutarono per qualche giorno di servire il tè ai propri colleghi maschi, da allora però non molto è cambiato.

Il Giappone ha il più basso numero di donne in posizioni dirigenziali rispetto a qualsiasi paese sviluppato. Il modello culturale dominante nel paese del sol levante è quello che vede la donna che lavora in ufficio come segretaria, ma che diventa casalinga, dedita alla casa e alla famiglia, subito dopo il matrimonio. I datori di lavoro preferiscono assumere gli uomini, che rimangono in azienda più a lungo non avendo obblighi familiari e sono poco propensi ad assumere donne se sposate o con prole. Le donne devono spesso scegliere tra la famiglia e la carriera, e quelle che scelgono la seconda rimandando di alcuni anni il matrimonio e il mettere al mondo dei figli, vengono guardate come traditrici delle tradizioni e della cultura giapponese. La carriera femminile è resa difficile anche dal fatto che le promozioni si basano sul superamento di determinati esami e sull’appartenenza alla cultura aziendale, ottenuta anche fuori dall’orario di lavoro, uscendo con gli amici a bere e fumare in locali dedicati agli uomini.

Modalità di comunicazione e relazione

I giapponesi danno moltissima importanza alle modalità di comunicazione e relazione, che vengono codificate attraverso la lingua. La lingua giapponese prevede forme linguistiche diverse a seconda di: interlocutore, sesso, stato sociale, livello di confidenza.

I giapponesi comprendono benissimo che per gli stranieri è molto difficile lavorare nel loro paese, sia per le modalità di relazione che per la lingua. Essi non si aspettano che i propri interlocutori sappiano parlare o leggere il giapponese o che conoscano nei particolari la loro cultura e i protocolli da seguire. L’entrare in comunicazione con gli stranieri è anche per loro un momento di imbarazzo, dato che faticano a parlare fluentemente l’inglese. La comunicazione non verbale è importante ed è considerata dai giapponesi un modo per comprendere le persone. Il tono della voce, le espressioni del viso o l’atteggiamento in determinate situazioni a volte sono più rivelatrici delle proprie intenzioni rispetto alle parole che si pronunciano; mantenere un comportamento gentile, educato e rispettoso in ogni situazione è quindi fondamentale.

Le parole chiave per trattare con i giapponesi sono: rispetto e imbarazzo. La nostra abitudine di guardare le persone negli occhi, che interpretiamo come schiettezza e trasparenza, può provocare in un interlocutore giapponese imbarazzo. Al tempo stesso noi potremmo essere spiazzati da qualcuno che parla con noi ma raramente incrocia il nostro sguardo: è il frutto di una cultura che ha un senso diverso dal nostro di intimità e privacy. Il rispetto che a volte rende i giapponesi timidi nei nostri confronti, si esprime nel timore di mettere in imbarazzo, nell’attenzione a non invadere gli spazi vitali (distanza entro la quale ci si sente a proprio agio), ma anche nei saluti. Ogni circostanza ha il suo saluto. Ne esiste persino uno, Osakini shitsureishimasu, quasi intraducibile in italiano, utilizzato quando si esce per primi dal lavoro: permette di scusarsi con gli altri che invece restano, ringraziandoli per quanto lavorano duramente.

Se non avete intenzione di passare un lungo periodo in Giappone, utilizzate la stretta di mano nei saluti, i vostri ospiti giapponesi comprenderanno la difficoltà ad adottare il tradizionale inchino. Meglio evitare di rendersi ridicoli sbagliando la profondità e la durata dell’inchino.

Conviene, invece, uniformarsi al rispetto che i giapponesi hanno per i biglietti da visita, trattati quasi come persone. Vanno distribuiti e ricevuti con entrambe le mani, a quelli dei nostri interlocutori va dedicata attenzione. Evitate di riporli frettolosamente in borsa.

I regali sono una parte fondamentale del fare business in Giappone e sono scambiati alla fine degli incontri e distribuiti anche alle persone che non si prevedeva di incontrare. Conviene portare con sè una dotazione di regalini “d’emergenza”. Vengono sempre molto apprezzati, in particolare se sono caratteristici del paese d’origine (ad esempio piccoli oggetti di pelletteria italiana, oppure sete stampate).

La puntualità e la gestione del tempo

La puntualità è fondamentale e il ritardo, anche minimo, viene ritenuto una mancanza di rsipetto. Il giapponese si sente in fortissimo imbarazzo se arriva in ritardo e generalmente arriva una decina di minuti in anticipo per pianificare al meglio la riunione. Solitamente le riunioni avvengono in gruppo e la disposizione delle persone nella sala è regolata dal ruolo che rivestono in azienda e dalla loro età; il più anziano lontano dalla porta e via via le altre persone in ordine discendente, fino ad avere i più giovani vicino all’entrata.

Il rapporto lavoro/tempo libero

In Giappone questo rapporto è tutto a favore del lavoro e il tempo libero si sta affermando come un lusso più che come una necessità. La settimana lavorativa va solitamente dal lunedì al venerdì, anche se il sabato è lavorativo per la maggior parte dei lavoratori, che hanno solamente una settimana di ferie all’anno. I giapponesi medi generalmente fanno due viaggi all’estero nella loro vita, uno per il viaggio di nozze e uno quando vanno in pensione. L’orario d’ufficio va dalle 9:00 a un orario non ben precisato: molte persone infatti passano in ufficio anche 11 o 12 ore al giorno. Dopo il lavoro molti “salary man”, rimangono fuori a bere con i colleghi, ottemperando ai doveri di relazioni pubbliche e costruzione del network, a scapito dei rapporti familiari.

La golden week è la settimana dell’anno in cui cadono la maggior parte delle festività pubbliche. Questa settimana è a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. In questo periodo dell’anno i giapponesi, approfittando delle feste, vanno in ferie e quindi molte aziende chiudono. Il 1° maggio, festa del lavoro, non è considerato festa nazionale, tuttavia sono molte le aziende che lo riconoscono come giorno di ferie; inoltre quando una festività pubblica cade di domenica, il giorno successivo diventa non lavorativo.

Gaffe da evitare

Qualsiasi manifestazione eccessiva è da evitare, parlare a voce troppo alta, essere troppo diretti. Nel manifestare le proprie emozioni il contatto fisico non è gradito e viene considerato irrispettoso nei confronti delle altre persone, occorre rispettare una “distanza di sicurezza”.

In Giappone è sconsigliato soffiarsi il naso in pubblico. Se siete in un ristorante, possibilmente, andate un attimo alla toilette, se vi trovate in altri luoghi, in compagnia di altre persone, cercate sempre un posto appartato per poterlo fare.

Non dimenticatevi assolutamente di togliere le scarpe quando entrate in un tempio o camminate su un tatami. In quasi tutte le abitazioni in Giappone e in un gran numero di ristoranti togliersi le scarpe è d’obbligo. Le scarpe, infatti, sono considerate sporche e, per le radici culturali derivanti anche dallo scintoismo e dal buddismo, queste non vanno indossate in determinati luoghi poiché possono minacciarne la purezza e la sacralità.

Evitate di dare le mance, se siete donne non aspettatevi che i colleghi maschi vi aprano la portiera dell’auto, non fissate con aria riprovevole chi al ristorante risucchia rumorosamente una zuppa, porta la scodella alla bocca o chiama a voce alta il cameriere, si usa così. Non arrabbiatevi se qualcuno vi spinge in metropolitana, non c’è alternativa, e godetevi il vantaggio di controllare la situazione dato che l’altezza media di un europeo sovrasta quella giapponese.

Se proprio volete provare a indossare il kimono (attenzione: è difficile portarlo con stile!), ricordatevi di allacciarlo da sinistra a destra (con il lembo sinistro sopra quello destro), la chiusura al contrario è tradizione dell’abbigliamento funebre.

Se durante una riunione vi sembra che qualcuno dorma non offendetevi e non interrompetevi: in realtà tiene chiusi gli occhi per concentrarsi sull’ascolto, quindi sta dimostrando il massimo dell’attenzione.

Luoghi comuni e stereotipi

Un mito da sfatare, almeno in parte, è che i giapponesi siano freddi. In un certo senso, è vero che i giapponesi, in confronto ai popoli mediterranei, siano più riservati e con un senso della privacy molto superiore a quello a cui siamo abituati. Ciò non significa che siano tutti poco inclini a socializzare. Nella cultura giapponese, però, il mostrare le emozioni, sia positive sia negative, è considerato un punto debole della persona e quindi i giapponesi crescono imparando a reprimere i propri stati d’animo.

L’origine di questo luogo comune sta anche nel fatto che molti giapponesi tendono a non parlare inglese, per paura che la loro pronuncia non perfetta li metta in difficoltà, ovvero temono di fare errori, cosa che li metterebbe in imbarazzo.

Organizzazione del sistema sociale

Il Giappone ha 127 milioni di abitanti, distribuiti in un territorio di 327.000 kmq; la densità è alta e distribuita in particolare in grandi metropoli come Tokyo, che vanta la più alta concentrazione urbana del mondo. Questo è uno dei maggiori problemi della nazione. Molti operai vivono in appartamenti di pochi metri quadrati messi a disposizione dall’azienda per cui lavorano, si creano così dei palazzi ad alveare che fungono quasi solo da dormitori. Il costo della vita in Giappone è tra i più elevati al mondo.

Il paese, fondato sui valori del lavoro, ha un sistema scolastico rigidamente meritocratico e competitivo, lontano da ogni considerazione pedagogica, orientato a formare la classe dirigente. L’età anagrafica e le relazioni sono ancora fondamentali in questa società, che però è esposta a pressioni consistenti sia dalle nuove generazioni sia dalla persistente e profonda crisi economica.

La popolazione giapponese è tra le più omogenee al mondo, per il 99% è costituita da giapponesi, originari della razza mongolica con lineamenti simili a quelli cinesi e coreani ma con una statura inferiore. In Giappone purtroppo esistono ancora oggi, pur essendo illegali, delle discriminazioni sociali nei confronti dell’etnia dei burakumin, ossia i discendenti della casta più bassa secondo la religione scintoista, tradizionalmente legata alla morte e composta da becchini, conciatori di pelli o boia.

I giapponesi a causa della loro cultura sono abbastanza diffidenti nei confronti degli stranieri; questo comportamento è legato a un forte orgoglio nazionale e a un attaccamento al proprio paese. I pochi immigrati sono per la maggior parte di origine coreana, filippina e, in minor quantità, europei.

Letture, video e approfondimenti

 
  • da Global-mente. Metafore culturali per capire 17 paesi; M. J. Gannon; 1997; Baldini & Castoldi

Il salvare la faccia – “[…] processo che comporta una serie di regole non scritte in base alle quali gli individui all’interno della società cooperano per evitare di danneggiare ingiustamente il prestigio dell’altro e il rispetto di sé. Ancora oggi i giapponesi tendono a scusarsi prima di fare un commento critico al progetto di un’altra persona, in modo che nessuna delle due parti per la faccia […].”

Il giardino d’acqua - “Al pari dell’acqua che scorre nel giardino, la società giapponese è fluida e in continua evoluzione senza per questo perdere il proprio carattere essenziale. Ogni singola goccia ha poca forza, ma unita a molte altre ha abbastanza forza da poter formare una cascata […] il suono dell’acqua che scorre gentilmente in quest’angolo di bellezza ricreata evoca una sensazione di armonia, di comunione con la natura e forse anche di eternità.”

Il concetto di “shikata” o “kata”, cioè il giusto modo di fare una cosa – “Per i giapponesi il processo o la forma necessari alla realizzazione sono importanti tanto quanto la realizzazione medesima. […] essi tendono a credere che fare qualcosa nel modo giusto porterà alla fine a farla nel modo migliore.”