Home / Scegli il paese / Asia / Malaysia

Il profilo dell’uomo d’affari

Cortese e di larghe vedute, spesso ha studiato in Australia oppure nel Regno Unito ed è abituato a lavorare con stranieri. La business community ha radici nel colonialismo britannico. La lingua utilizzata da tutte e tre le etnie della Malaysia è l'inglese.

Se si tratta di manager molto importanti per parlare con loro verranno utilizzati dei titoli come Tan, Sri, Dato. Non sono titoli nobiliari, ma un sistema che assomiglia di più al nostro commendatore e cavaliere del lavoro, con la differenza che in Malaysia il titolo viene usato anche dalla moglie. Se il marito è un Dato, allora la moglie è una Datin. Come per tutte le culture dell’area del Sudest asiatico, il consiglio in una riunione è di presentare la persona più importante, che è la più anziana, salutate lui per primo e questo sarà notato. Nella comunità malese, la cortesia è tenuta conto e non si dovrebbe mai mostrare irritazione o impazienza, non tenete le mani in tasca in quanto viene considerato un segno di rabbia.

Il primo saluto deve essere molto formale, è un segno di rispetto nei loro confronti: iniziate l’incontro con una stretta di mano: palmo contro palmo e subito dopo toccatevi il cuore, serve per far capire che il saluto è fatto con il cuore. Non è la stessa cosa per le donne, se il vostro interlocutore è una donna aspettate che sia lei a fare la prima mossa.

Se la vostra controparte è di etnia cinese terrà gli occhi rivolti verso il basso, questo fa parte della sua tradizione.

Il ruolo delle donne

Le donne sono molto integrate nel business in Malaysia. Infatti, ricoprono anche ruoli importanti all’interno del mondo del lavoro. Solitamente hanno un approccio iniziale al mondo del lavoro prima di sposarsi e spesso capita che abbandonino il loro ruolo per fare spazio alla famiglia e rientrare successivamente. Potrete trovare delle donne con dei ruoli importanti in giovane età oppure nella seconda parte della loro vita.

Modalità di comunicazione e relazione

Sarà difficile fissare un appuntamento con un approccio a “freddo”, una semplice mail spesso non è sufficiente e potrebbe essere anche ignorata. Sicuramente il vostro contatto vorrà conoscervi personalmente. La conoscenza del proprio interlocutore è fondamentale per i malesi, nella prima parte di ogni appuntamento aspettatevi delle lunghe chiacchierate. Per la cultura di questo paese è considerato essenziale e necessario prima di fare affari.

Tenete presente che alcuni comportamenti frettolosi sono considerati insensibili e privi di tatto o addirittura scortesi. Andare direttamente al punto, come la cultura anglosassone ha imposto anche a noi italiani di fare, non è ritenuto desiderabile.

Qualunque sia il motivo del vostro appuntamento, vengono sempre scambiati durante questo incontro i biglietti da visita. Non è obbligatorio, ma se sapete di dover incontrare dei rappresentati governativi, un consiglio è quello di avere una facciata del biglietto da visita tradotto in lingua malese (Bahasa Malaysia). Se i vostri rapporti d’affari, invece, saranno per lo più con interlocutori di origine cinese è consigliato avere un lato tradotto in cinese, avrete dei punti in più se i caratteri saranno stampati in colore oro. Non prendete nota su un biglietto da visita che vi è appena stato dato, è considerato maleducato. Come in tutte le comunità orientali il biglietto da visita deve essere consegnato con entrambe le mani.

I regali non sono essenziali durante il primo appuntamento, nel caso in cui ne riceviate uno ricordatevi di non aprirlo immediatamente, ma solo in un secondo momento. Se dovete ricambiare un dono, dovrà essere di pari valore di quello che avete ricevuto. Un invito a cena può essere un valido sostituto di un regalo.

Come vestirsi? Per gli uomini è sufficiente una camicia a maniche lunghe e una cravatta, la giacca è necessaria solo per eventi formali o cocktail importanti. Per le donne evitate scollature, gonne corte e camicie senza maniche. Tenete presente che in alberghi, uffici e ristoranti l’aria condizionata può essere regolata intorno ai 17 gradi, in questo caso freddo significa lusso. Portatevi quindi uno scialle o un pullover leggero che possa essere strategicamente estratto dalla borsa, gli italiani che lamentano il malanno da aria condizionata fanno un po’ sorridere i malesi.

La puntualità e la gestione del tempo

La pazienza è fondamentale nel vostro rapporto con loro. Non arrivate in ritardo agli appuntamenti, ma non vi aspettate che succeda la stessa cosa con i locali: un sms con OTW (on the way) annuncerà un ritardo che all’arrivo verrà liquidato con “so sorry”. Ricordate sempre ai vostri interlocutori le scadenze nei progetti e i termini che avete concordato.

Il rapporto lavoro/tempo libero

Nel paese convivono tre etnie differenti, con religioni e festività diverse, le quali vengono tutte considerate “public holiday”. È molto popolare il “ponte”, un po’ come da noi. Il week end dipende dagli stati (la Malaysia è uno stato federale), infatti in alcune aree del paese è il venerdì e il sabato, ma a Kuala Lumpur, aziende, scuole e uffici sono chiusi il sabato e la domenica. I negozi sono aperti 7 giorni su 7 con orari spesso prolungati. Se il vostro interlocutore è musulmano conviene non fissare appuntamenti al venerdì pomeriggio: dopo la preghiera in moschea, infatti, generalmente preferirà tornare a casa. Durante il Ramadan i musulmani (e quindi l’etnia malese) iniziano a lavorare presto e fanno un orario continuato e ridotto, evitate di chiedere appuntamenti al pomeriggio, quando le persone cominciano a sentire gli effetti del digiuno. Può invece essere una idea cenare insieme, dopo le 19.30 è consentito mangiare e vengono organizzati sontuosi buffet in tutti gli alberghi, ovviamente non iniziate a mangiare prima del vostro interlocutore, che sta soffrendo fame e sete dal primo mattino. Le feste alla fine del Ramadan coincidono con un periodo di vacanza, non pianificate viaggi d’affari in quel periodo (che varia di anno in anno, dato che il calendario religioso islamico è lunare): non trovereste nessuno al lavoro, così come durante il capodanno cinese.

Gaffe da evitare

Non toccate mai nessuno sulla parte superiore della testa, in particolare i bambini, questa parte del corpo è considerata la sede dell’anima. I gesti di affetto non vengono mai dimostrati in pubblico.

Non confrontate Kuala Lumpur con Singapore e non decantate troppo quest’ultima: benché i rapporti tra i due stati siano ottimi e la collaborazione sia molto profonda, generalmente i malesiani si sentono disturbati dall’essere considerati il “Back inventory di Singapore”.

In estate nel centro di Kuala Lumpur vedrete molte donne completamente velate di nero, spesso con anche le mani coperte da guanti: non fatevi ingannare non sono di nazionalità malese ma sono delle turiste che arrivano dai paesi del Golfo. Il velo islamico, anche quello chiaro e colorato che oggi vedete utilizzato dalla maggioranza delle donne malesi non è una tradizione, ma piuttosto una scelta di appartenenza, in continua crescita.

La lingua parlata in Malaysia è una forma di melayu, simile a quello parlato in Indonesia. Evitate di pronunciare parole indonesiane per dimostrare interesse nella cultura della Malaysia, darete esattamente lo stesso effetto di un americano che usa parole spagnole per esprimersi in italiano.

Luoghi comuni e stereotipi

La società è basata su una triade di etnie, ognuna delle quali svolge un ruolo preciso nella società. Agli indiani viene lasciata la gestione di molte industrie, i cinesi tipicamente sono i sovrani del commercio, gli autoctoni malesi (“bumi putra” in sanscrito) hanno la gran parte del potere politico e la stragrande maggioranza degli incarichi e degli impieghi pubblici.

Organizzazione del sistema sociale

In Malaysia vivono tre tipologie di culture differenti: Malay (65,1%), Cinesi (26%) e Indiani (7,7%). Gli ultimi due gruppi sono sempre stati considerati ospiti e hanno mantenuto la propria religione, le tradizioni, la cultura, il modo di intendere la vita e la famiglia e, cosa molto visibile, il modo di vestire. Al di là dei tratti fisici e dei nomi, è proprio l’abbigliamento che permette di distinguere immediatamente i nostri interlocutori, soprattutto quando sono donne. Le malesi velate e comunque molto coperte, le indiane spesso con il salwar kamis e le cinesi vestite all’occidentale, spesso in maniera provocante.

Generalmente in contesti di comunicazione interculturale si sconsiglia di parlare di politica, ma in Malaysia saranno i vostri interlocutori a toccare questo argomento, manifestando apertamente le proprie opinioni e l’apparetenenza ai diversi movimenti. Le elezioni del 2013, viste con ansia dagli investitori per una possibile vittoria dell’opposizione integralista islamica, hanno invece riconfermato al potere la coalizione che ha governato il paese negli ultimi 56 anni. Si prevede, quindi, un mantenimento delle condizioni di attrattiva per gli investimenti e agevolazioni per le imprese straniere.

 

Letture, video e approfondimenti

  • Intercultural Management

  • Cross cultural business relationships

  • Cross Cultural Business Meeting Etiquettes

  • Malaysia’s Social media guidelines – Think before you post

  • da una intervista a Benedetta Arese Lucini
    “Prima, ero in Malesia. Aiutavo le start-up a crescere. Nel Sud-Est asiatico tutto è diverso: l’economia cresce e lo sviluppo tecnologico è strategico per il Paese. Il mercato del lavoro è fluido e il governo promuove l’innovazione. Tornare in Europa, dopo aver visto una realtà del genere, mi ha colto di sorpresa. Durante il “periodo malese”, infatti, mi sono confrontata con consuetudini locali a cui è difficile abituarsi. Soprattutto essendo una donna in una nazione musulmana. Un giorno mi capitò di fare un colloquio a un giovane web designer. Aveva un grande talento e l’intervista andò molto bene. Al termine della chiacchierata, però, il ragazzo si rifiutò di stringermi la mano: nella sua cultura, è proibito toccare la mano di una ragazza. Questo episodio mi fece capire che l’aspetto più delicato, nei paesi lontani, sono le relazioni umane e le differenze culturali che però, dopo quasi un anno, posso dire di aver imparato un po’ a capire.”